Nel nuovo episodio di Abbinamenti Improbabili e Altre Storie di Vino entriamo in un mondo dove il tempo non è nostalgia, ma materia viva. Un luogo in cui la memoria non si conserva: si coltiva.
Protagonisti di questa puntata sono Giulio Rinaldi e Luca Bigicchia, fondatori di Lumiluna, una delle realtà più sorprendenti della nuova viticoltura umbra. Una cantina che non nasce da un progetto ambizioso su carta, ma da un gesto semplice e radicale: salvare vigne abbandonate e ridare voce a vitigni dimenticati.
Lumiluna: restauratori di vigne, custodi di storie
Lumiluna è un’identità precisa: non un’etichetta, non una moda, ma un atto di cura agricola.
Giulio e Luca si definiscono infatti “restauratori di vigne”. Non impiantano varietà seguendo il mercato: recuperano quelle che il tempo stava cancellando.
È un lavoro fatto di radici vecchie 40, 50, 60 anni; appezzamenti dispersi in un raggio di 14 km attorno alla cantina; filari sottili che qualcuno aveva già abbandonato. E in mezzo, l’Umbria più vera: Trebbiano, Grechetto, Malvasia, Sangiovese, insieme a vitigni internazionali che oggi raccontano storie nuove.
Quello di Lumiluna è un patrimonio agricolo che non accetta la dimenticanza come destino.
Tre vini per raccontare il tempo
L’episodio attraversa tre espressioni del lavoro di Lumiluna, tre modi di interpretare la memoria nel vino: radice, trasformazione e rinascita.
1. Diciannove – La memoria come radice
Un blend storico (Trebbiano, Malvasia, Grechetto e altre varietà bianche) ottenuto da vigne del 1963, restaurate dopo anni di abbandono.
È un vino che parla di origine, identità, inizio.
Il nome è una dichiarazione di nascita continua: il giorno in cui sono nati entrambi i vignaioli e, simbolicamente, il giorno in cui ogni vigna restaurata torna a respirare.
2. Casale dei Ceci – La memoria come trasformazione
Grechetto in purezza, su suolo argilloso-calcareo.
Un vino che incarna una memoria storica precisa: quella dei Fratelli Ceci, fucilati dai fascisti durante la Seconda Guerra Mondiale nel territorio di Marsciano.
È un calice che non racconta solo il vitigno, ma una pagina dolorosa e necessaria della terra in cui nasce.
La tradizione umbra diventa qui racconto attuale, non reperto.
3. Rio dello Spineto – La memoria come rinascita
Il Sangiovese che ha cambiato la storia di Lumiluna.
La vigna si è ampliata, la produzione è diventata significativa, ed è arrivato il momento della scelta: restare un gesto privato o diventare un progetto agricolo vero.
Rio dello Spineto è il punto di svolta, la decisione che ha trasformato due appassionati in vignaioli.
È un vino che cammina diritto, senza eccessi, con l’eleganza delle cose che hanno trovato la loro strada.
4. Georgie – La memoria come libertà
Il bianco macerato (Trebbiano + Malvasia) nato dalla “palestra creativa” delle prime vendemmie.
Un vino libero, figlio di sperimentazioni annuali che hanno costruito identità una vendemmia dopo l’altra.
Si chiama Georgie in omaggio a George Best, per ricordare che a volte il talento ha bisogno di un po’ di follia per restare vivo.
È un vino che vibra, che cambia, che non si ripete.
Come la memoria quando smette di essere archivio e diventa futuro.

Un episodio che parla di vino, ma anche di noi
In questo episodio, la memoria agricola diventa meditazione sul tempo, sul recupero, sulle vite che cambiano direzione.
È un viaggio narrativo in cui vino e filosofia convivono: ogni calice è un gesto, un ricordo, una scelta.
È anche un invito a guardarci indietro senza nostalgia, ma con lucidità.
A ricordare che ciò che non curiamo si perde.
E ciò che salviamo — una vigna, una tradizione, una storia — si trasforma in futuro.
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🎧 Abbinamenti Improbabili e Altre Storie di Vino
Episodio: Vino e Memoria – Con la Cantina Lumiluna
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Un racconto di radici che tornano a vivere.
Un invito a trattare la memoria non come un peso, ma come un movimento.