Chianti Aretino: vino, arte e territorio ad Arezzo

Nella Camera della Fama, a Casa Vasari, ad Arezzo, il soffitto è affrescato con i ritratti di chi ha insegnato a Giorgio Vasari il mestiere. Non i committenti, non i papi, ma i maestri.

Luca Signorelli, Spinello Aretino, Bartolomeo della Gatta o ancora Michelangelo, che Vasari friquentò da ragazzo, a Firenze, quando ancora era un garzone da bottega. Stanno lì, sul soffitto della casa privata di un uomo che, nel frattempo, era diventato l’artista più richiesto del suo tempo, e raccontano sia il percorso dell’uomo, sia il senso di riconoscenza, perché l’arte è prima di tutto un mestiere di trasmissione.

Ed è proprio in quest’ottica che Vasari ha scritto il primo libro sistematico di storia dell’arte: Le Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori, nel 1550. Non è solo un catalogo di biografie: è un tentativo di capire come si trasmette la conoscenza. Ogni artista, nelle Vite, porta dentro di sé le mani di chi lo ha preceduto. La competenza non si inventa, si eredita e si modifica.

Un discorso che vale anche per il mondo del vino e, seguendo questa ispirazione, la Strada del Vino Terre di Arezzo insieme al Consorzio Vino Chianti hanno organizzato per questo fine settimana la Chianti Arezzo Art Experience, la tappa aretina della Chianti Lovers Week.

Non è una fiera, ma un percorso declinato tra arte e vino, tra persone e produttori, in un teatro naturale come quello di Arezzo, che tra le sue vie e le sue stanze ha gioielli di Cimabue, Piero della Francesca, Vasari appunto, senza dimenticare la letteratura tra Petrarca e Boccaccio.

Casa VasariCamera della Fama

Tre batterie, un territorio: le sfumature del Chianti Aretino

Il Chianti Aretino è la sottozona DOCG prodotta nella provincia di Arezzo, distinta geograficamente e stilisticamente dal Chianti Classico. Una viticoltura che parte da lontano: Plinio il Vecchio nel I secolo d.C. citava già questi territori come tra i migliori per la produzione viticola, e prima di lui erano stati gli Etruschi, dall’VIII secolo a.C., a capire cosa potevano dare questi suoli.

Il Casentino con i suoi scisti e le sue arenarie, il Valdarno con i terreni fluviali che aggiungono note floreali e persistenza, la Valdichiana con una struttura più ampia e carnosa. Stesso vitigno, stesso disciplinare, suoli con memorie diverse — e i vini lo raccontano in modo abbastanza leggibile, se li ascolti senza l’etichetta davanti.

Le tre batterie della degustazione alla cieca, effettuate nella giornata dedicata alla stampa per la presentazione dell’evento, raccontano che il Chianti Aretino sta imparando a leggere con maggiore precisione le proprie sfumature.

I vini base sono stati i più piacevoli e in molti casi i più sorprendenti. Acidità e sapidità marcate, un frutto che non cerca di coprire nulla: sono i segnali di un terroir che in alcuni casi arriva in trasparenza nel bicchiere, senza mediazioni. È lì che si legge meglio la differenza tra le vallate — Casentino, Valdarno, Valdichiana non producono lo stesso Sangiovese, e nelle versioni più semplici questa distanza emerge con più chiarezza che altrove.

Chianti Aretino
Cristiano CiniAis Toscana guida la deegustazione alla cieca

I superiori hanno mostrato elementi interessanti ma non sempre a fuoco, vini che chiedevano tempo nel calice per aprirsi e che, in alcuni casi, sembrano ancora in dialogo con se stessi. Non è necessariamente un difetto: è il segnale di un lavoro in corso, di scelte produttive che stanno cercando una direzione precisa senza averla ancora del tutto consolidata.

Le riserve stanno in un momento di transizione. Sono ancora il punto di incontro tra una tradizione produttiva consolidata e una ricerca di identità più contemporanea. La direzione non è ancora completamente delineata, ma senza tentativi non si costruisce nulla di duraturo.

Quello che si vede già è che il percorso intrapreso è quello giusto: con il tempo, e con la comprensione sempre più precisa dei propri suoli e delle proprie varietà — Ciliegiolo, Colorino, Canaiolo, vitigni che questo territorio conosce da secoli e che la ricerca agronomica moderna aiuta a gestire meglio, soprattutto di fronte a un clima che cambia. L’equilibrio arriverà, anche nelle lavorazioni più complesse.

È esattamente il lavoro che Vasari aveva descritto per l’arte: la conoscenza si eredita, si studia, si adatta. I maestri sul soffitto non sono decorazioni. Sono un metodo di lavoro.

Chianti Aretino
Le etichette svelate

Chianti Arezzo Art Experience: il 9 maggio ad Arezzo

Sabato 9 maggio Arezzo aprirà le porte di uno dei suoi palazzi storici, in Piazza Grande, per una degustazione dedicata alle produzioni del Chianti Aretino tra le sale del Museo della Fraternita dei Laici.

In programma: banchi di assaggio con i produttori, visita guidata alla Torre dell’Orologio e un calice personalizzato, un’esperienza che permetterà di vivere il vino non solo come degustazione, ma come parte integrante della storia e dell’identità di Arezzo, attraverso 21 produttori che fanno parte dell’associazione.

Dove: Palazzo della Fraternita dei Laici, Piazza Grande, Arezzo
Quando: 9 maggio 2026
Cosa: Apertura al pubblico, banchi d’assaggio con i produttori, visita guidata alla Torre dell’Orologio. Ventuno produttori del Chianti Aretino | Calice personalizzato incluso. Ticket 10 euro.

Chianti Aretino
Piazza GrandeArezzo

Oltre il 9 maggio: I Giorni del Vino del Chianti Aretino

Per chi vuole andare oltre la giornata del 9 maggio, la Strada del Vino Terre di Arezzo promuove fino al 27 settembre I Giorni del Vino — visite in cantina ed eventi speciali organizzati dalle aziende del territorio. Il modo per fare quello che la degustazione alla cieca non può fare: entrare nei luoghi, vedere i vigneti, capire a quale suolo corrisponde quello che si ha nel bicchiere.

Il programma completo è su stradadelvino.arezzo.it.

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